Notizie
sull'antico gioco popolare dei "Palet"
di Prof. Pierino Daudry Origine
e classificazione del gioco
In una mia precedente pubblicazione avevo iniziato
uno studio sui giochi popolari valdostani "tsan,
fiolet, rebatta e palei" diretto a dimostrare
la loro dimensione europea (1). In realtà,
quelli che noi abbiamo considerato dei prodotti
tipici ed esclusivi della nostra "petite
patrie", sono dei fenomeni ludici (culturali)
propri non solo del continente europeo ma anche
di molti altri paesi. Il fatto di scoprire che
noi valdostani abbiamo conservato tradizioni
di gioco antichissime ed universali è
cosa importantissima poiché dimostra
la nostra apertura, sin dai tempi più
remoti, ai processi culturali dell'umanità
intera. Chiamando i nostri
giochi: "sports popolari valdostani"
non abbiamo mai voluto sottintendere che il
loro inventore sia stato per forza un valdostano;
la parola popolare non implica il concetto di
origine salvo i casi in cui essa è chiaramente
dimostrabile. "Popolare
valdostano" non vuole quindi dire che l'inventore
sia nostrano; significa invece che l'argomento
considerato, (nel nostro caso il gioco), è
presente in un'area geografica specifica con
schemi sociali e linguistici propri. Questo
studio sul gioco dei "palei" è
una continuazione ed un approfondimento di due
ipotesi che avevo già formulato in altri
scritti, e cioè: 1) universalità
e popolarità del gioco; 2) origini antichissime
del medesimo. Prima di entrare nell'analisi
delle testimonianze storiche è necessario
classificare il gioco dei " palei".
La classificazione dei giochi
e degli sports ha occupato non poco gli studiosi,
sull'argomento così si esprime E. Enrile:
"La classificazione degli sports è
un problema complesso e vorremmo aggiungere,
dottrinalmente pressoché irrisolvibile...
Lo sport è un fenomeno
umano; come l'uomo non può essere ridotto
in schemi unilaterali così lo sport rifugge
da ogni sovrastruttura classificatoria. Si può
al massimo, sperare di aggregare le attività
secondo criteri particolari, cioè vedendone
gli aspetti fisiologici oppure quelli psicologici
o i tipi di movimento impiegato o i consumi
energetici o i fini proposti o le caratteristiche
storiche, folkipristiche, ecc. (2). Tralasciando
il complesso problema della classificazione
generale degli sports e ritornando al caso specifico
dei "palet" , si può dire che
la loro collocazione è relativamente
facile e può essere così riassunta:
gioco di lancio in orizzontale che implica,
oltre alla precisione, anche potenza e destrezza.
Alcuni autori hanno erroneamente abbinato e
confuso il gioco dei "palet" con il
lancio del disco e del peso, la confusione riguarda
in modo particolare le teorie sull'origine delle
tre attività ludiche.
Ecco cosa dice Henri Veyrier nel voluminoso
"Dictionnaire des Jeux": "Le
"palet" est le nom d'un des plus anciens
jeux du monde, le plus ancien peut-etre. Il
a d'abord consistè en un simple jet de
pierres, exercice de torce auquel aucun but
n'etait assigne: il s'agissait de lancer une
pierre le plus loin possible. Homère
en attesto dejà la pratique chez les
premiers grecs, et Achille, selon lui, dans
l'inactìon forcée du siège
de Troie, aurait propose aux Argiens de lancer
une masse de ter brut capable de fournir du
métal a un laboureur pendant cinq années
entières... Plus tard les
Athéniens de l'époque classique
englobèrent le lancer du disque dans
les compétitions olympiques, et le discobolo
vainqueur était l'une des grandes vedettes
des jeux" (3). L'autore
fa riferimento ai famosi giochi funebri in onore
di Patroclo cantati da Omero nel XXIII libro
dell'Iliade: ecco alcuni versi che riguardano
la gara del disco: "Quindi il Pelide pose
nel mezzo un disco di ferro massiccio,/ ...E
stette ritto e parlò fra gli Argivi parola:/
S'alzino quelli che questa
gara aranno./ Fertili campi e gran distesa abbia
pure/ il vincitore, per cinque anni ne avrà/
da adoperare: ne in cerca di ferro pastore/
o aratore gli andranno in città, ma ne
avranno... Stettero pronti
in fila, prese il disco Epeo glorioso lo lanciò
roteandolo..." (4) La mitica gara fu vinta
da Polipete "furia di guerra" che
superò tutti in lunghezza e fece portare
alle navi il disco di ferro vinto.
Mi sono soffermato su una ipotesi allettante
ma troppo semplistica riguardante le origini
dei "palet", infatti ci sono le ragioni
per essere di parere diverso. Nel secolo di
Pericle (500-400 a.C.), i ragazzi, gli adolescenti
e gli adulti giocavano in Grecia con cocci di
ceramica o di pietra,lanciandoli il più
vicino possibile ad una linea tracciata in terra:
questo gioco si chiamava "ostrakinda"
(5).Bernard Jeu distingue giustamente tra le
attività sportive tré tipi di
lanci in orizzontale: "Première
possibilitele critère de la distance,
puissance et technique" (6). In questa
categoria egli pone varie attività ludiche
che vanno dal "caber" scozzese che
consiste nel lanciare un tronco di pino in avanti,
al i "palankaris" basco dove ad essere
lanciate sono delle sbarre pesanti dai quattro
agli otto chili, o al "menpouner"
(pietra pesante) che è un gioco popolare
bretone. Nella seconda possibilità dei
lanci in orizzontale Bernard Jeu raggruppa tutti
i giochi in cui è presente il criterio
della precisione: ". Fra
i giochi locali e regionali B. Jeu cita "
le palet breton" ,le "beignau picard",
"le jeu de toque ou jeu de fer" e
"la borie a l'étaque", Nella
terza ed ultima possibilità dei lanci
in orizzontale, lo Jeu colloca i giochi in cui
potenza e precisione devono unirsi per rovesciare
l'ostacolo. Come si può
facilmente notare, la diversità fra la
seconda e la terza categoria dei lanci è
molto sottile; infatti esistono dei giochi di
"palet" in cui non si va a punto in
terra, ma si devono colpire degli ostacoli o
bersagli (tappi,pezzi di legno o di pietra su
cui è sistemata la posta in palio.
Volendo riassumere abbiamo:
I ) Lanci in orizzontale di corpi pesanti
per raggiungere una distanza più lontana
possibile, essi richiedono tecnica e soprattutto
potenza. Si collocano in questa categoria
il lancio del disco, del peso, del martello,
oltre a numerosi sport popolari di cui ho
fatto qualche nome nelle righe precedenti.
2) Lanci in orizzontale di precisione. Raggruppano
un grande numero di giochi più o meno
noti al grande pubblico: il curling, i palet,
la petanca, le bocce, le jeu de toque Qeu
de fer), le beigneau picard etc.
3) Lanci in orizzontale di precisione per
rovesciare un ostacolo. Essi comprendono i
giochi dei birilli, diffusissimi un tempo
in tutta Europa e molteplici giochi di "palet"
dove si deve rovesciare un oggetto su cui
è posto Tenjeu'. Prima degli anni 50
esistevano anche in Val d'Aosta vari modi
di giocare a " palet ": nei paesi
della Valtournenche.
precisamente ad Antey, secondo la testimonianza
di due anziani giocatori: Ange Artaz e Gaspard
Giuseppe, si giocava alla "galinha"
(gallina?). Si tracciava un piccolo cerchio
sul terreno al centro si poneva il bersaglio
rappresentato da una lastra (Iosa) in pietra:
dietro la Iosa venivano sistemate le monete
in gioco, due o quattro soldi per ogni giocatore.
Alla distanza di una decina
di metri si tirava il " palet" :
il giocatore si aggiudicava sia le monete
che era riuscito a far saltare fuori dal cerchio
sia le monete che si trovavano più
vicine al proprio " pale "), vicinanza
calcolata sia rispetto al pallino ( Iosa )
sia rispetto ai " palet " degli
awersari. Per chiarire e completare il quadro
riporterò la descrizione del gioco
toscano del "sussi" che come il
lettore potrà dedurre, è l'equivalente
del nostro "galinha", entrambi i
giochi sono assai vicini alla "galoche
bigouden\e" praticata in Bretagna.
Il "sussi" è un gioco solito
farsi per lo, più da ragazzi in questa
maniera.
S'uniscono due o più ragazzi
e pigliano una pietra e posatala per ritto
in terra vi posano sopra del denaro, che son
convenuti digiocare: ed, allontanatisi in
quella distanza, che sono d'accordo. Tirano
un lastra per uno ordinatamente In quella
pietra ritta, sopra alla quale sono I denari,
e che SI chiama il"sussi"; e se
questo sussi vien colpito, e fatto cadere,
i denari che cascano, sono di colui, la lastra
del quale ha fatto cascare il sussi, se però
sono più vicini alla lastra, che al
sussi: e quella moneta che è più
vicina al sussi se gli ricette sopra e quello
a cui tocca tira, e seguitano come sopra,
tanto che la moneta messa sopra II SUSSI resti
finita di levare nel modo, che s 'è
detto. |